• Martina Knecht

Scott Kinsey sul suo tributo a Zawinul e ai Weather Report

Aktualisiert: vor 4 Tagen

Il 7 luglio 2022 il tastierista Joe Zawinul, uno dei musicisti jazz più famosi e influenti del mondo, avrebbe compiuto 90 anni. Il suo lavoro con Cannonball Adderley come co-leader del gruppo Weather Report e con lo Zawinul Syndicate ha stabilito standard che rimangono ineguagliati ancora oggi. Il tastierista Scott Kinsey continua a onorare l'amico e mentore scomparso con un concerto di tributo ed espandendo le fondamenta da lui gettate, specialmente per quanto riguarda le continue evoluzioni della sintesi e dell’improvvisazione concettuale.

Ho intervistato Scott Kinsey poco prima del suo concerto di tributo a Joe Zawinul con lo Scott Kinsey Group, tenutosi al festival JazzAscona il 28 giugno 2022, mentre un temporale estivo si stava formando sul lago. La versione originale in inglese la trovate qui.


Scott Kinsey al festival JazzAscona 2022 (tutte le foto di Gioele Pozzi)


«Nella mia musica, l’amore per tutto ciò che è Zawinul è sempre presente. Così come nella musica di Joe era sempre presente l’amore per la musica di Ellington.»


Inziamo delle origini. Ci piacerebbe sapere dove sei cresciuto e cosa ti ha spinto a interessarti alla musica.

Sono cresciuto a Owosso, nel Michigan, ed entrambi i miei genitori erano molto musicali. Mia madre era laureata in musica al college e mio padre era un personaggio radiofonico, ma suonava anche le tastiere. Non è stato un caso che mi sia avvicinato alla musica!


Come si è evoluto il tuo sound nel tempo; cosa hai fatto per trovarlo e svilupparlo?

Sono sempre interessato a tutto ciò che mi è nuovo. Credo che essere interessati e curiosi sia la chiave. La curiosità ti porta ad ascoltare molto.

Per quanto riguarda gli strumenti, credo che mio padre abbia influenzato i miei inizi. Portava sempre a casa gli strumenti più recenti e io potevo divertirmi con quelli. La cosa che preferisco del sintetizzatore è il mistero. Che cos’è? Che suono può avere? L’idea di nuovi suoni mai sentiti mi affascinava. Per molto tempo non ho avuto accesso a un sintetizzatore, quindi mi limitavo a guardare le pubblicità sulla rivista Keyboard Magazine e a sognare come potessero suonare. Credo che questo abbia rafforzato la mia immaginazione.


Qual è la tua routine per mantenere e migliorare le tue attuali capacità musicali, soprattutto per quanto riguarda il ritmo?

Le cose più semplici, come esercitarsi con un metronomo in tempi diversi, soprattutto se lenti, sono le più efficaci. Premere sui downbeat e alternare sugli upbeat.


Cosa presenterai a JazzAscona il 28 giugno e cosa ti ha spinto a fare questo tributo a Joe Zawinul?

Il mio amore per la musica di Joe. Lui era un genio e non c’è modo di dimenticare l’incredibile interazione e giocosità che lui e Wayne Shorter ci hanno regalato. Ma in questo mondo, le cose si muovono molto velocemente e tutti sono sempre pronti a fare la cosa successiva. Che spesso è solo nuova, ma non migliore. Il genio può essere facilmente trascurato. Così ho deciso di ricordare a tutti la musica di Joe e di assicurarmi che lo spirito della sua musica rimanga vivo. Questo spirito, per molti versi, è l’elemento chiave.

Nella mia musica, l’amore per tutto ciò che è Zawinul è sempre presente. Così come nella musica di Joe era sempre presente l’amore per la musica di Ellington.

Il gruppo che ho messo insieme per il concerto di Ascona (con il virtuoso del basso Hadrien Feraud, il percussionista Arto Tuncboyaciyan, che ha lavorato con Joe, il batterista Gergo Borlai e la vocalist Mer Sal) è composto da musicisti che comprendono veramente il linguaggio Zawinul, o «Luniwaz», come lo chiamo io. Suoneremo diversi brani di Joe, sia degli anni dei Weather Report che dei Syndicate, e un paio di brani scritti da me.


Parlaci del tuo rapporto con Joe Zawinul: com’è stato lavorare a così stretto contatto e scambiare idee musicali con lui?

Joe e io siamo diventati buoni amici, poco a poco, nel corso degli anni e non è passato molto tempo prima che mi chiedesse assistenza in studio. Ho trascorso circa 103 giorni ad aiutare a produrre Faces & Places con lui e spesso mi chiedeva consulenze su vari progetti. Ho anche masterizzato il suo album in duo con Friedrich Gulda, Two Pianos.

È stato curioso il modo in cui ci siamo conosciuti. Il mio amico Jim Goetsch sapeva che volevo conoscere Joe, così un anno mi ha invitato ad aiutarlo a decorare l'albero di Natale... e il resto si è sviluppato col tempo. Lavorare con Joe è stato surreale. E anche stare vicino alla sua famiglia è stato molto divertente: ogni volta che lasciavo la loro casa mi sentivo così carico di energia.


«C'è un intero mondo di musica nuova là fuori.»


Vinile, cassetta, compact disc, download, streaming. Le nuove tecnologie non stanno solo cambiando radicalmente il modo in cui ascoltiamo la musica, ma hanno anche spostato i pesi, nell'industria musicale, tra la creazione, la produzione e la distribuzione. Come fai a mettere tutto in equilibrio?

Il vecchio è il nuovo nuovo... Sembra che ora tutti siano innamorati del vinile e lo capisco, ha un suono caldo. Ma non so se riuscirò mai ad appassionarmi di nuovo alle cassette [ride]. Credo che la cosa più importante per me sia continuare a guardare avanti.

Vedi anche delle nuove opportunità?

Il Dolby Atmos è piuttosto nuovo e mi sembra proprio il futuro. Jimmy Haslip e io abbiamo lavorato a una versione Dolby Atmos di diverse canzoni che abbiamo pubblicato in precedenza su CD, intitolata Big Fuse. È la nostra prima uscita in Dolby Atmos e ne siamo entusiasti. L'Atmos sarà disponibile anche nelle automobili, quindi credo che si diffonderà. Spero di dotare anche il mio studio di questa tecnologia prima o poi.


Se potessi cambiare una cosa nel mondo della musica e farla diventare realtà, quale sarebbe?

Che la gente tornasse a vedere la bellezza e la magia della musica improvvisata come negli anni '70.


Che consiglio daresti a chi vuole fare musica fuori dal mainstream pop?

Devi essere consapevole che non sarà facile, ma che ne vale la pena se ti impegni. Il solo fatto di rendersi conto che è possibile farcela è un buon punto di partenza!


Come fare avvicinare i giovani al jazz, quando la maggior parte degli standard sono stati scritti mezzo secolo fa?

Se solo si rendessero conto che c'è un intero mondo di musica nuova là fuori! Naturalmente, il jazz come lo conosciamo dagli anni '50 sarà sempre la base. Ma credo che i musicisti più giovani lo stiano facendo ora più che mai. Thundercat e la sua band, Knower, Domi e JD Beck sono esempi di giovani musicisti che stanno facendo le loro cose e hanno successo. Prendono l'eredità del jazz e la ampliano in modo molto personale. Il che è un po' il senso del jazz.


Il tuo nuovo album Adjustments nasce in collaborazione con la cantante Mer Sal, che sarà al tuo fianco anche ad Ascona. Come è nata questa collaborazione?

Mer e io ci siamo conosciuti in studio, durante una sessione che stavo co-producendo con Jimmy Haslip. Lui mi disse che voleva coinvolgere una cantante del Colorado con cui aveva lavorato e mi ricordo che pensai: «Ma perché?». [Ride] Ma Jimmy disse: «Fidati di me». Così ho fatto, scoprendo che Mer Sal è una cantante, e bassista per giunta, di grande talento. Adesso lavoriamo spesso insieme e ne sono grato. Riesce a cantare qualsiasi cosa.


Guardando avanti, ha qualche progetto in cantiere?

Sì, il mio prossimo album da solista è quasi finito. Partecipano Hadrien Feraud, Gary Novak, Cyril Atef, Mer Sal, Pedro Martins, Arto Tuncboyaciyan e molti altri straordinari musicisti. E sto per iniziare la produzione del prossimo disco, con il mio buon amico Danny Carey (batterista dei Tool) e Michael Landau (chitarrista). Quindi c’è molto da aspettarsi!

L'autrice ringrazia Scott Kinsey, Peter Basler della Basitours, Luca Martinelli e tutto il team di JazzAscona per aver propiziato questo incontro.